Branco e le CinqueStelle

08th maggio 2012, (0 Comments)

Vedo un branco di giornalisti che dopo le amministrative si lancia famelico contro i numeri del Movimento Cinque Stelle. Sbranandoli alla ricerca di analisi politiche, titoli di corsivi, commenti caustici, morsi all’invasore del territorio. Anche con sincera fame, oltre che per mestiere. Devo dire che la maggior parte li sento in tv, un media per certi versi più in crisi della carta, e se il media è il messaggio c’è quindi poco da stupirsi. La stampa offre spunti più compiuti, e come mi è capitato di ribadire sui social network, il giornale per cui lavoro in particolare lascia spazio ai pensieri e alle parole di tutti. E però se l’Italia è ancora un paese fortemente teledipendente, un’approssimazione di questo livello arriva a proiettare ombre sull’intera categoria.

Succede che all’indomani delle amministrative, molte dotte riflessioni, dettagliati scenari e retroscenari, raffinate logistiche del quadro politico o vari ictus di penna, appaiono alle misere capacità elaborative di chi vi scrive come chiari fallimenti d’interpretazione. Colpi a vuoto di quel tipo che non incoraggia a riprovare e migliorarsi. Ma che evoca la desolazione, come il fuoco d’artificio bagnato di un capodanno in cui sfortunatamente piove. “FAIL”, direbbe l’interweb. Quattro lettere che tradotte in molte parole, potrebbero suonare così: cari colleghi, del Cinquestelle non avete capito una buccia di fava, e ora senza pretendere alcun gettone di consulenza, vi illustrerò i vari perché e percome.

Uno) State provando a decifrare i Cinquestelle come movimento di protesta, delusi dalla politica, demolitori senza formazione democratica, leghisti disorientati, uominiqualunque dell’antipolitica. Tutti elementi presenti probabilmente nei numeri dei Cinquestelle, ma subordinati a una categoria più alta: questi cittadini sono in gran parte esponenti di una generazione globalizzata. Hanno visto un po’ di mondo, conoscono la civiltà meglio delle generazioni di italiani che hanno votato finora, hanno visto cos’è fuori di qui uno stato sociale, un servizio pubblico, un modello di cittadinanza. Grillo e Casaleggio non fanno altro che raccontare come un sogno ciò che altrove è normale e addirittura criticato. Si tratta di persone mediamente formate, intelligenti, che esprimono i numeri che Santoro fa con le sue trasmissioni: non è che i barbari antipolitici vanno male se il M5S vince, e vanno bene quando scendono in piazza per difendere l’informazione. E non è che la globalizzazione va bene per fare la Tav, e quando diventa consapevolezza civile allora si respinge a prescindere.

Due) Il M5S funziona perché l’epoca è digitale. E mentre il metalmeccanico sta sempre più nelle economie dell’est, l’operaio digitale cresce nell’Europa del welfare e dei servizi. La gente comune, l’unità produttiva che una volta faceva riferimento alla sinistra, sta più davanti ai computer che al tornio. E su internet vede – pur con tutto il rumore di fondo – mille volte più contenuti interessanti e realizzati in armonia con lo zeitgeist e con le loro vite, rispetto a quello che offre la tv o un Bersani che non sa usare l’iPhone (figuriamoci Android che è più difficile e eppure più popolare perché economico).  Il M5S parla al buonsenso degli operai contemporanei, quelli negli uffici. E propone un programma che tutto lo spettro parlamentare pagherebbe oro per poter spacciare in campagna elettorale, tanto è condivisibile.

E invece troppi giornalisti continuano a vedere i 5s come ragazzini fomentati,  mentre magari sono quelli che non parcheggiano sul marciapiede come invece fa l’auto blu. Chi vota 5stelle è precario tanto quanto lavoratore, incazzato tanto quanto pronto a ragionare civilmente. E però anche la sola ipotesi di questa realtà evidentemente sfugge (perché non voglio pensare che la si lasci sfuggire di proposito).

Tre) Insistete a voler trovare una dimensione codificata per i 5Stelle, chiamandoli grillini, cercando di capire dove comincia e dove inizia questo “partito” che partito non è, e nonostante quanto sbattiate i piedi, non ha il codice genetico per diventare. E’ un soggetto nuovo e fastidioso perché si contrappone a un sistema di apparati e ruoli riconosciuti, tra cui il famoso quinto potere. Così sembra che ci sia un giro d’elite che, questo è ciò che arriva alle mie limitate sinapsi, è brutto far toccare da questi parvenu, perché il potere è bello ma non è per tutti. La condizione mentale che denunciate è quella di un pensiero-Suv, che accettate e anzi gradite pur sapendo che non serve, anzi vi inquina, ma altrimenti come si fa a dimostrare lo status al condominio? Si può fare di meglio, evitando di offrire occasioni per farsi insultare. Fatelo per me:  sono stufo di litigare con i 5stelle (succede un giorno sì e uno no) su questi argomenti. Pensate che si riesce a ragionare sul finanziamento pubblico ai giornali ma non su questo. E’ un lavoraccio, siate solidali e risparmiatemelo.

La realtà forse non semplice da vedere perché troppo vicina agli occhi, è che gli anni 80 prima o poi finiscono, certi sistemi crollano. Prima o poi il capitalismo cambierà, il concetto di potere pure. Così come ormai tutti accettiamo che la Terra non è piatta anche se la Chiesa ha insistito a lungo. Magari pensando, senza votare nessuno per l’amordiddio, che i 5S sono un’occasione per tutti per uscire dal maggioritario mentale, dal partito di marca, dal bollino-qualità che a volte nasconde nefandezze. Un’opportunità per abbandonare il derby delle squadre uguali che fingono di giocare per gli spalti, e giocano tristemente neanche per il gusto di giocare, ma per garantirsi il privilegio di farlo mentre gli altri pagano biglietti e ingaggi. Che la formula del “nome condiviso” che tanto vi piace nei premi letterari e nelle epiche degli hacker può anche non essere solo un argomento per un buon titolo, ma l’idea e l’azione, ingenua quanto si vuole, ma determinante, di quell’entità chiamata popolo che da sempre vuole vivere e non limitarsi ad esistere. E ora, questa lunga filippicona non poteva che chiudersi con una canzoncina a tema.

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Collezione Primavera/Estate

30th aprile 2012, (0 Comments)

Un trittico chitarra e voce per presentare i live primaverili in arrivo! Tutti a Roma per ora, il 6 maggio al Felt (in acustico), il 22 maggio con i Professionisti all’Auditorium, e il 6 giugno al Brancaleone! Attesa conferma per il 14 giugno a Bologna, in versione acustica!

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PoliticAnti

16th aprile 2012, (0 Comments)

Beppe 5 stars - oh yeah...Quasi passa la voglia di scrivere, non appena inizio questo post sul Movimento Cinque Stelle tanto sono consumate le parole che girano attorno alla previdibilissima ascesa nei sondaggi delle liste di Beppe Grillo.  Antipolitica, populismo, demagogia. Nessun pensiero si eleva oltre questa triade, come se queste percentuali che crescono non avessero dietro persone, ma dei poveracci da giudicare tali a prescindere. Dei plebei che va bene se fanno contorno pittoresco ma che se a un certo punto si risvegliano cittadini allora i patrizi se ne hanno a male.

Eppure la  nobile “politica” che fa? Se la politica sono A B e C, Alfano Bersani e Casini, opponendosi come prima istanza al taglio dei rimborsi elettorali compiono esattamente la manovra per deviare altrove la necessità di rappresentanza dei cittadini. Ovvero dicono “non importa che un referendum abbia cancellato il finanziamento ai partiti, lo abbiamo ripristinato comunque sotto un altro nome e lo vogliamo/prendiamo anche se i cittadini hanno deciso che non dobbiamo averlo”, ovvero si piscia allegramente in testa agli inferiori, che poi dovrebbero anche votarli per forza perché loro e nessun altro sono la “politica”.  Il punto qui è che essendo venuti meno gli interessi perché di soldi non ce ne sono più, è più difficile trattare la gente da imbecille. L’italiano questo tipo di trattamento l’ha permesso per decenni ma solo per convenienza. Ora vede che il denaro va solo da una parte. E  semplicemente la convenienza non c’è più.

I giornalisti in ampia maggioranza si comportano come la politica, difendendo gli assetti di potere che poi permettono alla gente inferocita di dire cose come “aboliamo il finanziamento pubblico ai giornali”. A differenza dei CinqueStelle e a scanso di equivoci, specifico che personalmente darei finanziamenti pubblici a tutti, giornali, giornaletti, siti e volantini, anche al Fatto Quotidiano che obbligherei per legge ad accettarli, perché non mi appartengono le categorie della “competizione” pagata in vite umane, e del “mercato” che decide che vivere a lungo oggi può essere un problema per l’economia.

E comunque leggendo blog e blog di firme e firmette, noto che spocchia e ignoranza sono elementi ben più percepibili delle sempre pregevoli abilità dialettiche degli estensori. Anche qui si tende a trattare le persone da cretini, incapaci di capire qual è la materia di cui si parla, adatta a pochissimi cerchietti supermagici che i buzzurri dell’antipolitica non hanno le capacità per comprendere. Se avessero ancora un senso certe parole si potrebbe parlare di un atteggiamento fascista con l’aggravante dello snobismo da principi mancati, e un po’ di rosicamento da grandi intelligenze che i poteri occulti che davvero muovono il mondo ancora non hanno riconosciuto, lasciandole là a scribacchiare invece di portarle nelle stanze segrete dove si comanda davvero.  Il virus degli anni 80 nella sua terrificante variante pretenziosa e triste.

Chi vota Cinquestelle oggi non è solo il leghista deluso o il protestatore riciclato, o l’indignato alla moda. Chi vota Cinquestelle oggi è insieme molto antico e molto moderno, è l’operaio che vede come negli ultimi 20 anni nulla sia stato fatto per il lavoro in questo paese se non distruggerlo e anche se non ha internet a casa, sente che esiste altro anche se la tv non ne parla. Chi vota M5s è il figlio della prima generazione digitale che inizia a dubitare della rappresentanza politica come strumento civile, perché è costretto dai tempi a diventare imprenditore di sé stesso. E sceglie invece lo strumento della Rete per diventare anche imprenditore del suo pensiero.

Soprattutto, chi vota M5s oggi è qualcuno che è uscito dall’uovo a calci in culo, e si sta spingendo fuori dalla provincia della democrazia. Perché nonostante 20 anni di Silvione, ha visto più mondo delle generazioni Dc e Pentapartitiche, ha studiato di più e meglio grazie a un sistema non ancora devastato, ha potuto prendere dal progresso le conoscenze che la società italiana solo vent’anni fa non aveva.  Grillo, Casaleggio Associati e il M5S avranno i loro bei problemi quando conquisteranno quello che sembra andranno a conquistare. E con il rapporto tra parole e fatti che li riguardano, i cittadini stavolta (e in fondo come sempre) sapranno fare i conti con buona pace di chi li ritiene inadeguati a farli, e prova a farli al posto loro anche nelle urne.

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Il Ministero della Distruzione

04th aprile 2012, (0 Comments)

Dead StarL’evidenza dice che il governo “tecnico” e la maggioranza “politica” che lo sostiene non sta “salvando” il Paese, ma lo sta scientemente distruggendo. La distruzione conviene molto più del salvataggio, perché poi ci sarà la ricostruzione, molto da spartire, molti da schiavizzare, molto da decidere nel merito. La salvezza anzi coincide con la distruzione purificatrice, come se l’Italia fosse la fenice. Chiedo scusa per la rima, non per il nichilismo del pensiero.

Il problema del Paese è quindi l’Articolo 18, che come è noto favorisce le mafie, complica la fiscalità, strozza le imprese senza liquidità, alimenta la corruzione. Pertanto andava assolutamente modificato per sciogliere le corde da impiccagione strette al collo dell’Italia. Ora che si potrà inventare qualunque motivo economico per licenziare singoli lavoratori, le mafie sono spacciate, gli stipendi aumenteranno, nessuna pmi verserà l’iva prima di incassare qualcosa, lo Stato pagherà i creditori prima che si suicidino, impedirà la circolazione di mazzette. Ora che i lavoratori del privato, perché quelli Statali non possono nuocere (anzi) hanno visto crollare l’ultima barriera che li separa dal “mercato”, tutti i mali neri che attanagliano l’Italia spariranno. Resteranno una classe politica di livello inequivocabile a bordo di una macchina burocratica snella e inarrestabile, la prima pilota e la seconda motore della locomotiva di questi anni 201X. Che a differenza di quella degli anni 70 si schianterà opportunamente contro quel poco che era rimasto del diritto, travolgendo nel percorso conquiste, persone, speranze di presente e le solite inutili illusioni di futuro. L’Italia era una stella, e come una stella si vede, e sembra esserci, anche se in realtà non esiste piú. Le vite che la popolano gravitano intorno a un’idea di esistenza, tanti vorrebbero andare via ma non sanno come e dove, perché un altro mondo é possibile ma quasi per tutti é ormai troppo lontano. C’era una stella, ora non piú. Il ministero della Distruzione ha fatto bene il suo lavoro, e non resta che sincerarsi periodicamente che non arrivi dallo spazio o dal sottosuolo alcuna scintilla a riportarla in vita. C’era una stella, ora non c’è più.

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Un tempo che non passa

21st marzo 2012, (0 Comments)

C’è un tempo bloccato, mentre un altro parallelo gli scorre intorno e non lo tocca, lo attraversa. Come a dimostrare l’esistenza di universi inscindibili ma distinti, contemporanei e sempiterni. Che costringe per sempre a ricordare che nella natura umana c’è anche la sopraffazione. E’ il tempo di questa canzone, che ogni volta viene dedicata alle lotte in corso, alle rotazioni passate e alle rivoluzioni ancora da venire.

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