Dietrologie

Forza Eatalia!

Forza Eatalia, che siamo tantissimi. C’è un’Eatalia bella che arriva, mentre l’Italia brutta la guarda rabbiosa. E’ l’Eatalia delle energie nuove che arrivano o tornano, come quelle di Oscar Farinetti che ha investito ottanta milioni di maledetti soldi in un rudere degli anni 80 a Roma per trasformarlo in un’opera di rappresentazione del paradiso. O come quelle degli egiziani seduti fuori dalla loro tavola calda, aperta fino a tardi, e ci puoi parlare di quello che succede a Piazza Tahrir, e ti ricordano che questo inizia ad essere un paese che non muore davanti alla televisione dopo le otto di sera.

E’ l’Eatalia tutta da mangiare (per viverla) della partecipazione civile, che vuole solo altra civiltà, e che viene da chi tra un po’ di lezione marxista e un po’ di quella cattolica, ha imparato le bellezze del condividere e dell’accontentarsi.

E’ l’Eatalia che arriva, quella degli italiani umani,  che a differenza dei semidei dell’amore, sventolano una bandiera più sincera:  a volte vanno in bianco, e sono contemporaneamente in rosso e al verde. Forse dall’incontro tra la bellezza inesauribile e i vortici di povertà di questi anni, nascerà finalmente un tempo nuovo. Anche se c’è ancora chi prova a dire Forzaitalia, per essere liberi. Non vedendo o forse fingendo, che da quel periodo siamo ormai liberi davvero.

Obama e Quintarelli

Notiziona: Stefano Quintarelli non sarà il presidente dell’AgCom.  Definire il perché è un esercizio retorico.

Ciò che non si capisce sono quelli che ci credevano davvero, tanto ci si chiede addirittura se abbiano finto di crederci o se la sospensione volontaria dell’incredulità sia uscita dai cinema per attecchire nella realtà. Si stupiscono della mano lunga dei partiti. Meravigliati da come non sia stata scelta una “figura di riconosciuta professionalità”. Ma guarda che cosa ti combinano i difensori del merito e della democrazia, storicamente pronti a inserire in posizioni di potere qualcuno che non sia a loro contiguo ma adatto al ruolo. E invece no! Pensa tu. Le proposte  della società civile e le scelte della politica continuano curiosamente a non corrispondere.  Quintarelli era perfetto, si dice. Ma la perfezione serve all’arte per produrre l’arte, non all’autorità per produrre autorevolezza. Ma poi ci sarebbe altro.

Questo scandalo imprevedibile accade in un momento politico in cui il Presidente degli Stati Uniti sta dicendo ai paesi europei che sono delle pippe. E che se non conta nemmeno più la Merkel figurati quanto contano i partiti italiani, che tentano ovviamente di afferrare tutto il possibile prima di non essere più in condizione di farlo.

Il Partito del Futuro

Quando sento parlare di futuro, generalmente, mi viene voglia di mettere mano al disintegratore. Non per il concetto di “futuro” in sé, ma per come viene svenduto e svilito da chi se ne fa portatore per arraffare consenso a costo zero. Prima di pronunciare la parola futuro bisogna pensarci il massimo delle volte possibile, e poi una volta ancora. L’idea di futuro è necessaria, un piano per il futuro è doveroso e condiviso. Ma il futuro è tra un secondo, un’ora o anche un’altra unità di tempo indefinita, e tutte contano alla stessa maniera perché sono identiche nel non essere ancora arrivate.

Parlare di futuro significa premettere che quello che si fa tra un secondo è importante quanto quello che si farà tra anni. E per parlare di futuro seriamente, bisogna parlare di quello indefinito, non di un pianetto quinquennale. Nessun discorso sul futuro è serio se non si parte dal presupposto che il futuro dell’uomo non è su questo pianeta. Anzitutto perché il pianeta ha vita limitata: tra qualche migliaio di anni in ogni caso il sole esploderà eliminando ogni traccia di vita dalla via Lattea, la cui interazione con altre forze cosmiche potrebbe aver raso al suolo la civiltà umana già da qualche secolo prima. Quindi se qualcuno per farsi votare vi dice che pensa al futuro, probabilmente si riferisce a quello immediato, e ancora piú probabilmente non al vostro. Se va bene all’elettore, allora nessun problema. Ma se immaginare che tra duemila generazioni i vostri ultramegaiperpronipoti verranno in ogni caso squagliati vivi dalla tempesta atomica della stella nana un poco vi tocca, sappiate che il futuro prospettato da chi promette il futuro é una proiezione spenta.

Per cui se dobbiamo parlare di futuro dell’umanità bisogna necessariamente pensare ad altri pianeti, come le super Terre più vicine a questo. Su come raggiungerli, come comportarci con questo pianeta qui ora, e tra noi umani adesso, affiché il progetto di colonizzazione possa avere un senso, e una lunga serie di argomenti correlati che scaturiscono. Oppure accettare che la specie umana non ha un futuro, al massimo un periodo di prova a tempo determinato su questo pianeta. Se la specie non sarà all’altezza, non ci sarà una seconda possibilità. L’universo è indifferente alle promesse, ma non al palpitazioni e al sogno che sta all’umano trasformare in vettore. Per il futuro. Ma va fatto in ogni attimo dell’adesso. Ed é per questo che il partito del futuro non parla del futuro, ma del presente.