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A vincere le prossime elezioni sarà il MoVimento Cinque Stelle. Non sarà una vittoria di percentuali, che pure sapranno stupire, non sarà una vittoria ottenuta sull’erosione dei partiti, che pure saranno sbranati. Sarà la vittoria di un paese reale sull’idea sempre meno reale del paese come la politica lo ha inteso finora.

L’Italia negli ultimi anni un po’ (anche se fosse pochissimo. è sempre qualcosa) è cambiata.  E l’ha cambiata internet, non altro.  Dove è rimasta solo la televisione, il paese è rimasto Bufalandia. Ma dove è arrivata internet, non solo con la comunicazione civile e politica sui blog ma come modalità di interazione con la realtà, il paese è cambiato. E il polo di attrazione del pensiero, polarizzato quanto si vuole in questa fase di totale delirio economico e finanziario, è il pensiero forte, che prende forza dalla Rete, di Grillo e Casaleggio. Che non solo presuppone, ma CHIEDE interazione, quel tanto che la politica non chiede più da trent’anni, avendola sostituita con la delega in bianco in cambio di un piatto di pasta (in bianco anche questa).

L’interazione richiesta da internet è la stessa, nella quantità e nella qualità, che chi voterà Cinquestelle è disposto a dare alla sua applicazione civile (nel migliore dei casi, negli altri è pura pancia). Può sembrare poco, ma non è. Gli attivisti come sempre daranno di più, ma il paese sembra ritrovare una componente partecipativa, refrattaria alla vendita di un *prodotto politico*, più sensibile alla comunicazione. Comunque sovrapponibile trasversalmente a una società fatta di disoccupati, dipendenti, imprenditori. Un tessuto.

E questa componente esasperata dalle distorsioni criminali (lo dicono le sentenze) dei modelli economici ha scelto di non essere stupida e indottrinabile in questa fase, per un “tao” di motivi, adiacenti e complementari, con un elemento di uno nell’altro: il piacere dato dalla scoperta dell’interazione che veicola personalità e caratteri che con le altre soluzioni politiche sul piatto rimarrebbero inespresse, e non possono più rimanere tali nell’era della condivisione.

E poi, la convenienza. Perché il pensiero e il programma dei 5Stelle appaiono convenienti oltre che interattivi. E questa sarà la prima vera vittoria del M5S: la nascita di un contesto da cui non si potrà tornare indietro, attraverso il rinnovamento della partecipazione, riuscendo a far brillare un cristallo da troppo tempo opaco, riattivando un meccanismo civile sepolto dal fango della vera antipolitica, quella che ha lavorato contro i cittadini, i diritti e il progresso nella seconda. Magmatica e primordiale quanto si vuole, ma una vittoria comunque. Che peró non potrá essere una vittoria completa se il bambino nasce, ma non riesce a respirare.

Naturalmente in questa atmosfera avvelenata, un organismo così delicato può soccombere prima del vagito di benvenuto e se mal gestito potrà addirittura arrivare a suicidarsi da adulto. La vittoria dei 5S sarà una vera vittoria solo se sapranno convogliare le energie verso la collaborazione della pancia del paese con la mente. Un’operazione difficile, che vuol dire non farsi mangiare vivi anzitutto da se stessi, dalle ingenuità e dalla mancanza di perizia e di selezione delle persone. E poi dalle proposte delle belve che si presenteranno con sorrisi e denari invitanti, e allo stesso tempo non farsi accecare dall’odio incivile che invoca piazzali Loreto, tagli alle kaste, minchiate di propaganda generica che non fanno onore all’incredibile risultato civile già ottenuto dal M5s finora. Se questa forza verrà convertita in energia propositiva e si saprà usare l’intelligenza e la capacità di analisi e distinzione, il MoVimento potrà chissà addirittura andare oltre quello che sembra delinearsi nel suo percorso: non solo vincere, ma addirittura stravincere. Tanto come sempre, alle prossime elezioni vinceranno tutti. E anche in questo, perché no, il MoVimento dovrebbe e potrebbe permettersi di aspirare ad essere migliore di quello che c’è stato e c’è, come ha scelto di determinarsi e nelle intenzioni che comunica. E come potrebbe essere chiamato a dimostrare di essere.

N.B.: chi interpreterà questo post come una dichiarazione di voto non avrà capito cosa ha letto. Si tratta di semplice osservazione dell’attualità politica. Lo scrivo perché di faciloni é pieno il mondo, figurarsi internet dove le identità multiple abbondano.