Quando sento parlare di futuro, generalmente, mi viene voglia di mettere mano al disintegratore. Non per il concetto di “futuro” in sé, ma per come viene svenduto e svilito da chi se ne fa portatore per arraffare consenso a costo zero. Prima di pronunciare la parola futuro bisogna pensarci il massimo delle volte possibile, e poi una volta ancora. L’idea di futuro è necessaria, un piano per il futuro è doveroso e condiviso. Ma il futuro è tra un secondo, un’ora o anche un’altra unità di tempo indefinita, e tutte contano alla stessa maniera perché sono identiche nel non essere ancora arrivate.

Parlare di futuro significa premettere che quello che si fa tra un secondo è importante quanto quello che si farà tra anni. E per parlare di futuro seriamente, bisogna parlare di quello indefinito, non di un pianetto quinquennale. Nessun discorso sul futuro è serio se non si parte dal presupposto che il futuro dell’uomo non è su questo pianeta. Anzitutto perché il pianeta ha vita limitata: tra qualche migliaio di anni in ogni caso il sole esploderà eliminando ogni traccia di vita dalla via Lattea, la cui interazione con altre forze cosmiche potrebbe aver raso al suolo la civiltà umana già da qualche secolo prima. Quindi se qualcuno per farsi votare vi dice che pensa al futuro, probabilmente si riferisce a quello immediato, e ancora piú probabilmente non al vostro. Se va bene all’elettore, allora nessun problema. Ma se immaginare che tra duemila generazioni i vostri ultramegaiperpronipoti verranno in ogni caso squagliati vivi dalla tempesta atomica della stella nana un poco vi tocca, sappiate che il futuro prospettato da chi promette il futuro é una proiezione spenta.

Per cui se dobbiamo parlare di futuro dell’umanità bisogna necessariamente pensare ad altri pianeti, come le super Terre più vicine a questo. Su come raggiungerli, come comportarci con questo pianeta qui ora, e tra noi umani adesso, affiché il progetto di colonizzazione possa avere un senso, e una lunga serie di argomenti correlati che scaturiscono. Oppure accettare che la specie umana non ha un futuro, al massimo un periodo di prova a tempo determinato su questo pianeta. Se la specie non sarà all’altezza, non ci sarà una seconda possibilità. L’universo è indifferente alle promesse, ma non al palpitazioni e al sogno che sta all’umano trasformare in vettore. Per il futuro. Ma va fatto in ogni attimo dell’adesso. Ed é per questo che il partito del futuro non parla del futuro, ma del presente.